Decreto Semplificazioni: devastanti norme ambientali e su abuso d’ufficio, va semplificata la vita di chi è in difficoltà e non di inquinatori e avvelenatori

Azione Civile e il suo presidente Antonio Ingroia, ex pm e oggi avvocato antimafia, esprimono la più netta contrarietà e dissenso rispetto al “Decreto Semplificazioni” di cui è partito l’iter di conversione in legge in Senato. Al di là dei proclami di Conte sul semplificare la vita dei cittadini e far correre l’Italia, è un decreto pieno di insidie e norme discutibili e dai possibili dannosi effetti. Il vero obiettivo di questo decreto, lasciare “mani libere” e semplificare la vita di grandi imprenditori lobbysti, inquinatori e a dir poco indifferenti all’interesse collettivo, è chiaro sin dal primo articolo: è previsto l’affidamento diretto di pubblici lavori e forniture di servizi fino a 150.000, procedura negoziata consultando almeno “cinque operatori economici” (a salire superate alcune soglie) dall’importo immediatamente superiore e gli appalti pubblici ipotesi residuale solo per importi superiori ai 5,3 milioni. La gestione degli appalti, tra le pieghe della legislazione e i rapaci interessi privati e criminali, in questo Paese è pesantemente segnata da una delle sue più grandi piaghe: la corruzione, l’Italia svetta costantemente nelle classifiche mondiali e decine di miliardi ogni anno vengono rubate alla collettività per favorire gli interessi di pochi, costanti sono le notizie di amministratori pubblici indagati o arrestati con imprenditori (anche in odor di mafia) in ogni settore della vita pubblica, dalla sanità all’edilizia, dagli eventi pubblici a tanti altri. E quanto questo sia devastante e colpisca i cittadini è apparso chiaro come mai in questi mesi di emergenza sanitaria, così come i disastri causati dal dissesto idrogeologico ci confermano periodicamente cosa comporta non mettere paletti alla sfrenata smania di cementificazione, speculazione edilizia e tanto altro dei “soliti noti”. Eppure si favorisce l’affidamento diretto e, al posto di controllarli e monitorarli a dovere rendendo le gare realmente trasparenti e pulite, si è preferito confinare sempre più la possibilità di gare d’appalto. Un contesto che diventa ancora più pericoloso considerando che verrà circoscritta (con intesa successiva tra i partiti della maggioranza tumultuosa e conflittuale del governo Conte2) la contestazione del reato di “abuso d’ufficio”.

Tutto questo ispirandosi al “modello Genova” di ricostruzione “rapida” del ponte crollato, un modello basato su deroghe e commissariamenti. Quei commissariamenti che, come abbiamo ricordato anche nei mesi scorsi, legati a tante pagine tutt’altro che edificanti della storia italiana: dai grandi eventi del regno Bertolaso al G8 del 2009, ai tanti piccoli e grandi commissari in tanti territori fino all’emergenza rifiuti campana di diversi anni. Ma la memoria è labile ed evapora facilmente e delle pagine del commissariamento rifiuti, che ancora oggi dovrebbero far vergognare e indignare, ormai nei palazzi del potere sembra non ricordasene più nessuno. Non per altro, nel silenzio quasi assoluto, uno dei protagonisti di quella gravissima stagione all’inizio dello scorso aprile era diventato il braccio destro (detentore della cassa dei fondi della strutturale commissariale) del commissario per l’emergenza sanitaria Domenico Arcuri. “Modello Genova” che nei giorni scorsi ha visto un clamoroso colpo di scena, che conferma quanto possa essere insidioso e pericoloso: sul nuovo ponte i limiti di velocità verranno abbassati rispetto a quelli del ponte crollato, in alcuni punti forse addirittura a 70 km/h, è stato ricostruito, secondo ricostruzioni apparse su alcuni quotidiani nazionali, «con le stesse curvature degli anni ’60 ma dal 2001 i parametri sono più restrittivi», questioni sollevate da Italferr a febbraio 2019 al Consiglio superiore dei lavori pubblici e da Aspi il mese successivo nelle conferenze dei servizi, ma il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici decise di non prendere posizione.

160 associazioni, movimenti e comitati che si battono in difesa dei territori, contro le grandi opere e la difesa della salute di tutta Italia hanno pesantemente contestato le norme ambientali previste nel “Decreto Semplificazioni”, che definiscono un attacco frontale all’ambiente e ai diritti fondamentali dei cittadini» limitando la partecipazione pubblicazioni sulla Valutazione d’Impatto Ambientale (obbligatoria per normative nazionali ed internazionali) mentre raddoppiano le “poltrone” (due commissioni al posto di una), procedure di favore per le fonti fossili (con tanti saluti alla questione dei cambiamenti climatici e della transizione verde), pesante modifica dei procedimenti di bonifica rendendo la vita più facile ad inquinatori ed avvelenatori e mettendo a rischio la possibilità di efficaci azioni, i siti più inquinati d’Italia (definiti non certo a caso Siti di Interesse Nazionale) trattati con una assurda sottovalutazione della pericolosità. Cambiano i governi, cambiano le maggioranze ma alla fine il gioco è sempre lo stesso: questo decreto sembra un incrocio (peggiorativo di entrambi) della legge obiettivo di Lunardi e dello Sblocca Italia di Renzi.

È senz’altro vero che la burocrazia a volte rischia di soffocare l’iniziativa economica, come possono testimoniare milioni di partite iva e piccoli imprenditori distrutti dalla crisi economica e sempre più abbandonati (al di là di proclami e promesse) da ogni governo compreso l’attuale. Milioni di cittadini sono schiacciati e si vedono negati diritti sacrosanti da liberare da lacci e lacciuoli burocratici, “mani libere senza adeguato controllo” a grandi lobby e gruppi industriali inquinanti, speculatori e devastatori non è un rimedio e peggiora il male esistente. Invece il decreto “semplificazioni”, mentre milioni di italiani sono sempre più abbandonati di fronte alla crisi economica e alle angosce quotidiane e subiscono ogni giorno gli effetti anche mortiferi dell’inquinamento e dell’avvelenamento di aria, acqua e terreni, fornisce su un piatto d’argento l’ennesima legislazione favorevole e ancor più “mani libere” a chi persegue solo i propri interessi particolari a danno della collettività. Per questo ci opporremo ovunque e con ogni possibilità costituzionale, democratica, libera ed indipendente – sostenendo le mobilitazioni dal basso che stanno nascendo – a questo decreto.

Azione Civile ed il suo presidente Antonio Ingroia, ex pm e oggi avvocato antimafia