Punta Penna, la politica la smetta col piccolo cabotaggio, il cerchiobottismo e il tirare a campare

La sentenza del TAR di Pescara sul progetto di un impianto per la sola produzione (senza area a caldo e quindi tecnicamente non un cementificio vero e proprio) di leganti idraulici con la lavorazione delle materie prime (clinker, calcare e gesso di cava) che verranno importati dall’estero via nave a Punta Penna interroga precise e ataviche responsabilità politiche e avrebbe dovuto imporre riflessioni profonde alle istituzioni, in primis il Comune di Vasto. Dobbiamo invece registrare che nulla è accaduto e tutto prosegue nel solito tirare a campare, nel continuare a girare intorno senza mai affrontare di petto e senza costruire una visione di futuro su un’area dove continuano, in maniera più o meno conflittuale, a convivere la Riserva Naturale e la zona industriale. Sono passati tredici anni da quando la Provincia di Chieti arrivò addirittura a ipotizzare la delocalizzazione della zona industriale, siamo passati agli anni infuocati del dibattito sul Parco Nazionale della Costa Teatina, ad un progetto di raddoppio del porto così indispensabile e vitale (come affermato all’epoca) che si è arenato da anni fino alla Zona Economica Speciale, altro argomento così essenziale e vitale che se non son praticamente perse le tracce … intanto l’amministrazione di Vasto (Lapenna poi e oggi Menna con l’assessore all’ambiente Cianci) da una parte continuano a vantare e sbandierare la spiaggia e dall’altra non si riesce mai a mettere una parola chiara sulla qualità dell’aria e sui “cattivi odori” che periodicamente residenti e turisti lamentano a Punta Penna. Nonostante innumerevoli segnalazioni ad enti e istituzioni varie di operatori economici, del Consorzio, di associazioni ambientaliste e cittadini una parola chiara e netta sulla fonte di questi «cattivi odori» e su come farli cessare non c’è mai stata. Alcuni cittadini puntano il dito sulla zona industriale e un impianto in particolare ma, da parte soprattutto dell’amministrazione comunale, nulla è mai stato messo per iscritto e documentato. In assenza di tale documentazione ogni ipotesi resta campata in aria e ridotta ad un’illazione non verificata o poco più. E non devono essere associazioni e cittadini a vigilare e scoprire la fonte ma le istituzioni pubbliche. Come è possibile che gli anni passano, le segnalazioni si accumulano e chi di dovere non riesce a dare nessuna risposta e a non capire e documentare la fonte di puzze e “cattivi odori”? Eppure da troppi anni questo non accade e non si va oltre proclami, dichiarazioni, segnalazioni ad altri (in pieno stile not on my desk).

Sconcerta poi, oltre il mancato coinvolgimento del Comitato di Gestione della Riserva stessa (ma il Comune di Vasto da anni non continua a dire di voler rafforzare e tutelare la Riserva?) e l’atteggiamento nei confronti di chi ha materialmente firmato il parere VINCA (definito scrupoloso due anni fa aggiungendo che non poteva avere “esito differente” ed erano state “affrontate e risolte le criticità emerse nel corso dell’istruttoria”), che il TAR sia intervenuto sulla mancanza di valutazione dell’effetto cumulo di impianti ed emissioni nell’area con esattamente le stesse motivazioni che permisero al Comune stesso due anni fa di vincere un ricorso contro la Regione davanti al TAR stesso. Una situazione che crediamo non abbia neanche bisogno di essere commentata. La valutazione dell’effetto cumulo è una delle richieste che le associazioni ambientaliste, di fatto totalmente inascoltate chiedono da tanti anni come ha sottolineato nelle scorse settimane l’Arci di Vasto. E resta sempre sul tavolo, anche questo ignorato e senza nessuna risposta, il dossier “A Punta Penna tira una brutta aria” redatto dalla stessa Arci insieme ad altre associazioni quasi tre anni fa.

La “politica”, in primis il Comune, una volta per tutte la smetta con questa situazione e taglino con una cesura netta rispetto a questi incerti anni. Lo ribadiamo ancora una volta: è compito imprescindibile di chi ha responsabilità politiche dare risposte, documentare, trovare soluzione alle criticità, esprimere una visione su quell’area e sul futuro di tutti, non lasciare nell’incertezza operatori economici, sociali e ambientalisti. Una volta per tutte, come già abbiamo sottolineato nei comunicati stampa del 4 marzo e del 15 giugno dell’anno scorso, la “politica” (se è veramente tale) la deve smettere una volta per tutte e per sempre con il piccolo cabotaggio, il cerchiobottismo e il tirare a campare.  

Azione Civile, movimento politico fondato dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, Abruzzo