Plauso e sostegno agli operai Sevel e delle altre fabbriche, solidarietà agli operatori e rabbia per le condizioni della sanità pubblica

In questi giorni siamo tutti preoccupati e seguiamo con angoscia le notizie sull’aumento di contagi e morti legati al covid19 e sul rischio che il servizio sanitario nazionale non possa reggere. Nulla accade per caso e fatalità e, anche in questo periodo, l’Italia intera e anche il nostro Abruzzo si confermano il territorio anche di profondi ingiustizie e a più velocità. Mentre veniamo quotidianamente martellati sulla necessità di restare in casa, di non uscire e non contribuire con comportamenti scellerati alla diffusione del contagio c’è chi è costretto per lavoro al contrario, vivendo in una vera e propria trincea. Sosteniamo le sacrosante rivendicazioni e timori degli operai della Sevel e delle altre fabbriche per le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro e nel lungo tragitto per recarvisi. Esprimiamo il nostro plauso agli operai della Sevel e delle altre fabbriche dell’indotto e a USB e Slai Cobas (unici sindacati che hanno sostenuto lo sciopero e immediatamente hanno denunciato quel che stava accadendo) per l’importante vittoria ottenuta con la forza e determinazione dello sciopero. Lo stop produttivo di questi giorni sia occasione per un deciso cambio di rotta: chiusura delle attività produttive di beni non di prima necessità (e in Val di Sangro o nella zona industriale di Sulmona le fabbriche dove gli operai stanno protestando non lo sono) e mettere al centro la sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e di tutta la comunità. Non è accettabile che ci sono lavoratori che vengono di fatto considerabili sacrificabili al profitto e, come hanno denunciato i sindacati di base, trasformati in carne da macello.

Le denunce e le notizie che giungono dal fronte sanitario non sono molto diverse: ospedali in affanno, operatori costretti a turni massacranti e mancanza dei dispositivi di protezione indispensabili. Già nei mesi scorsi, ricordando la sacrosanta denuncia delle famiglie con congiunti autistici e con malattie rare, abbiamo espresso tutta la nostra indignazione per la macelleria di tagli e chiusure a cui è stata sottoposta (mentre venivano, e vengono, foraggiate le cliniche private) la sanità pubblica che paga scellerate scelte politiche e i costi ancora oggi della sanitopoli di 12 anni fa. E’ assurdo che siamo arrivati addirittura ad un’ordinanza regionale che impone di lavorare ad operatori che sono entrati in contatto con persone risultate positive con il paradosso che agli operatori viene imposto il comportamento opposto a quello di tutti gli altri cittadini che vengono, tra l’altro, sottoposti a sorveglianza attiva da parte del suo stesso datore di lavoro. Nei giorni scorsi, con un inconcepibile ritardo per un’emergenza drammatica, è stato imposto alle cliniche private il ricovero dei pazienti no-covid19. E perché, visti i lauti finanziamenti pubblici e le attrezzature di prim’ordine, non anche i pazienti covid19? Ed è ancora più inaccettabile che alla fine la Regione pagherà, anche lautamente, questi ricoveri togliendo ancora ulteriori risorse alla sanità pubblica. L’ultimo assurdo paradosso di questa situazione. I ricoveri devono avvenire senza oneri per le casse pubbliche in nome di un superiore interesse pubblico. E da questa emergenza si deve ripartire con una netta inversione a U: basta favori ai privati, basta cospicui finanziamenti alle cliniche private e immediato sostegno reale e concreto alla sanità pubblica. E intanto, da adesso, vengano forniti tutti i dispositivi di sicurezza necessari agli operatori, vengano messi in sicurezza e finisca questa situazione drammatica e vergognosa.

Azione Civile Abruzzo e il presidente nazionale Antonio Ingroia, ex pm e oggi avvocato antimafia