Inaccettabile il trattamento delle Partite Iva, sono ossatura del sistema economico. Basta vessazioni!

Al 30 Giugno scorso le imprese artigiane che hanno chiuso i battenti sono state 6.564 unità. Circa trentacinque imprese chiudono al giorno, mille al mese. Un quinto del totale dei fallimenti registrati in Italia riguarda l’Edilizia che è il settore in maggiore difficoltà. Questo dato allarmamene al momento non ha scosso la nostra classe politica che stenta a trovare soluzioni concrete per aiutare le migliaia di imprese in crisi che rappresentano l’ossatura dell’economia italiana. In Italia, le piccole e medie imprese pagano il 53% di imposte di tutto il sistema produttivo, una tassazione sproporzionata che le mette in ginocchio, toglie la dignità e crea una situazione di grande disagio. Le tasse con cui si scontrano le imprese sono numerose: IVA, IRPEF, addizionale IRPEF, IRES e IRAP sono i principali tributi responsabili della maggior parte del prelievo fiscale. A queste tasse già considerevoli che impoveriscono l’imprenditore o il piccolo artigiano si devono aggiungere i contributi INPS per eventuali dipendenti, IMU, diritto annuale alla CCIAA e altre tasse minori come pubblicità, rifiuti, e cosi via. Un altro costo pesante per le imprese sono gli stipendi erogati ai dipendenti. In Italia un imprenditore deve versare nelle casse dello Stato una cifra lorda pari al doppio del netto in busta paga, non è un’affermazione astratta o demagogica, ma la pura e amara realtà dei fatti.

Nonostante questi campanelli d’allarme e la situazione drammatica per le imprese, l’argomento della pressione fiscale resta ben nascosto nelle camere della politica e diventa di estrema attualità nel momento in cui si entra in campagna elettorale. Una questione delicata che viene da sempre sfruttata dai politici di turno per accaparrarsi la benevolenza dell’elettorato.

Azione Civile vuole restituire dignità alle imprese e tutelare le P. IVA

E’ impensabile che i piccoli imprenditori versino di più delle medie e grandi imprese. In materia di imposte e tasse nel 2018 i lavoratori autonomi e le piccole imprese hanno versato al fisco 42,3 miliardi di euro (pari al 53% degli oltre 80 miliardi di imposte versate da tutto il sistema produttivo). Le medie e grandi imprese hanno corrisposto circa 37,9 miliardi (il 47% del totale). Visto che la matematica non è un’opinione possiamo affermare che i piccoli hanno versato 4,4 miliardi di tasse in più rispetto a tutti gli altri. Occorre una politica e una classe dirigente che torni a guardare con maggiore attenzione al mondo delle piccole imprese, visto che la tassazione continua ad attestarsi su livelli insopportabili e il credito viene concesso dopo estenuanti tentativi burocratici o con il contagocce, tutto questo mentre l’ammontare del debito commerciale della Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori è di 57 miliardi di euro. Un tema, quello dei mancati pagamenti della Pa, che resta fuori dal centro dell’attenzione da parte della classe politica.

Azione Civile è per una Pubblica Amministrazione sempre più puntuale nei pagamenti

La chiusura delle piccole imprese è legata indissolubilmente al mercato online, a causa dei colossi con fatturati miliardari che pagano una cifra irrisoria allo Stato italiano. I giganti del web, quindici per la precisione, secondo un rapporto di Mediobanca nel 2018 hanno versato all’erario 64 milioni di euro. Eppure il loro contributo alle casse dello Stato è misero, pari a circa il 2,7% dei ricavi.

Il governo ha varato la Web Tax che dovrebbe entrare in vigore con il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020. Dopo due tentativi non andati a buon fine la tassa sui servizi digitali, questa volta potrebbe entrare in vigore. La tassa inciderà con un’aliquota del 3% sui ricavi dell’anno precedente dei big di internet che vantano 750 milioni di fatturato globale e incassi online in Italia di 5,5 milioni. Questa misura nonostante sia un timido inizio è ancora molto lontana da togliere gli enormi privilegi di cui godono i giganti del web ad appannaggio delle piccole e medie imprese.

Azione Civile dice basta alla concorrenza sleale.

Oltre alla pressione fiscale e alla concorrenza sleale i titolari di P. IVA devono scontrarsi con regole ancora in vigore che definiamo anticostituzionali. Infatti i lavoratori titolari di Partita Iva, autonomi e liberi professionisti, non hanno diritto a godere di permessi o ferie retribuite, come se questo non bastasse, non sono previsti periodi di malattia retribuita o altre indennità. Se a causa della forte crisi e delle scarse politiche economiche l’impresa fallisce e chiude i battenti non è possibile richiedere l’indennità di disoccupazione Naspi.

I lavoratori titolari di Partita Iva, autonomi o liberi professionisti, le piccole e medie imprese rappresentano una categoria di lavoratori che per l’effettivo lavoro che svolgono non hanno assolutamente nulla in cambio, nonostante paghino imposte e versano contributi previdenziali non hanno diritto ad alcuna tutela.

Azione Civile condanna con decisione il trattamento riservato ai lavoratori con Partita Iva è lo reputa inaccettabile e anticostituzionale, soprattutto quando si verificano gravi casi di salute o lunghe malattie.

Per il governo i commercianti hanno un’inclinazione ad evadere le tasse, senza pensare che rappresentano la categoria più vessata fiscalmente che viene erroneamente inglobata nello stereotipo del contribuente infedele e sottoposta ad una sorta di “sanzione preventiva”.

Noi di Azione Civile siamo vicini a tutte le piccole e medie imprese, a tutte le P. IVA e artigiani che meritano un’ampia condivisione di queste battaglie.

Ci teniamo a ricordare che i piccoli imprenditori e gli artigiani non sono degli incalliti evasori ma eroici operatori economici che rappresentano l’ossatura del sistema economico. Per questo vanno aiutati e non emarginati.

Azione Civile