Antonio Ingroia e Azione Civile: Ilva Taranto basta ricatti, basta bene pubblico schiavo di interessi predatori

Taranto in questi ultimi giorni sta vivendo l’ennesimo vergognoso balletto di ricatti, prepotenze, svendita dell’interesse pubblico, menzogne. Nello stabilimento, nel quartiere Tamburi avvelenato da diossine e altri veleni, davanti a tutta la città si stanno uccidendo ancora una volta la Costituzione, il diritto, la politica. Davanti alla prepotenza e alle assurde pretese di Ancelor Mittal si svela, e solo finti ciechi in malafede possono continuare a non vedere, la vera natura della grande politica, dell’elite finto dominante (tanto brava a spartirsi il “potere” per poi chinare il capo davanti alle multinazionali estere) e delle loro vuote chiacchiere. Eccoli il finto sovranismo e il finto progressismo, inesistenti e buoni solo per rimanere in sella nei Palazzi. Il “sovranismo” di chi urla nelle piazze e nelle campagne elettorali permanenti “prima gli italiani” e simili, pronti a mostrare i muscoli, a gridare ad invasioni e catene da spezzare. Ma, alla fin fine, che corrono scodinzolanti davanti a trafficanti di armi, banche, lobby. O a multinazionali a cui prima hanno regalato quel che rimaneva di un ex colosso industriale. E ora pretende di poter esercitare il peggior arbitrio possibile, di essere al di sopra di tutto e di tutti, di trattare Taranto come un agnello sacrificale per il proprio profitto. Mentre facevano finta di ergere barricate per piccoli commercianti e gli “italiani onesti vessati” hanno steso tappeti rossi agli anglo-indiani. Il “progressismo” di chi, dopo aver negli anni fatto pagare agli italiani il prezzo più crudele di una macelleria sociale indegna cancellando diritti fondamentali dei lavoratori, di fronte al diritto alla salute, alla sicurezza (della città e dei lavoratori, perché non esiste contrapposizione, gli uni e gli altri sono la stessa identica cosa), svendono i lavoratori, i cittadini, l’interesse pubblico al mercato e al profitto. E, dopo mesi si propagande e chiacchiere su economie verdi, passerelle (tentate in alcuni casi perché i giovani saranno inesperti ma in varie piazze avevano capito subito) e simili accettano addirittura di cancellare ogni legge, ogni sovranità legale dell’Italia di fronte alla multinazionale che vuol continuare ad avvelenare e devastare impunemente.

Quello in atto in questi giorni è questo e solo questo. Tutto il resto è solo il vergognoso balletto di governanti, ex governanti, acquirenti di bond dell’Ancelor Mittal appena arrivò in Italia, velinari e simili. Basta mettere in fila alcune semplici verità per capire la realtà:

  • Lo scudo penale, come ha documentato nei giorni scorsi il prof. Alessandro Marescotti di PeaceLink non è stato abolito da nessuno. Esiste ancora una sua versione in piedi, gli anglo-indiani in realtà pretendono di ampliarlo anche ad altri stabilimenti e a dismisura (e non è neanche certo che si accontenteranno)
  • Lo scudo stesso è a quasi certo rischio di incostituzionalità, le precedenti leggi che lo prevedono sono al vaglio della Corte Costituzionale. Ancelor Mittal sta pretendendo che il governo ignori la Corte Costituzionale e continui a calpestare i principi della Carta, contro ogni legalità
  • Lo stabilimento di Taranto ormai è vicino alla fine, non esiste nessuna discussione tra chiudere o andare avanti. Perché andare avanti ormai non è più possibile e chi non vuol chiudere non sono i pronisti ad Ancelor Mittal ma gli ambientalisti e chi si batte per i diritti, la salute e l’ambiente. Chi dice che bisogna cedere alle pretese della multinazionale e andare avanti così è colui che prepara il dramma sociale e la disoccupazione per tutti
  • Lo stabilimento già oggi è in perdita di 2 milioni al giorno. E la colpa non è dell’Aia, della magistratura, dei lavoratori. E Ancelor Mittal, in questi dodici mesi in cui nuovi gravissimi incidenti si sono succeduti così come l’avvelenamento della città, tutto ha fatto finora tranne che rispettare gli impegni presi (come da mesi denuncia per l’esempio l’USB in solitaria) e investire.
  • L’unica vera strada, come già anni fa PeaceLink ha documentato è una riconversione e svolta della città. In questi anni, di fondi pubblici bruciati, se al posto di incostituzionali, contrari all’interesse pubblico e favorevoli solo a quelli di pochi decreti presunti “salva Ilva” si fosse finalmente posto un vero argine alle illegalità, alla mancanza di ogni sicurezza sul posto di lavoro, all’avvelenamento e alla devastazione ambientale oggi Taranto già sarebbe una nuova Bilbao, una nuova Duisburg, una nuova Pittsburg.

Azione Civile e il suo Presidente Antonio Ingroia