Assange torturato e a rischio di morte. Antonio Ingroia e Azione Civile: spezziamo il silenzio

Azione Civile e il suo Presidente rilanciano gli allarmi internazionali, su cui nel nostro Paese è calato il più totale silenzio, per la salute e la vita di Julian Assange. In Italia, nonostante sia sorto un Comitato per la sua liberazione e alcune voci indipendenti provano a denunciare costantemente, il prezzo che Assange sta pagando per la libertà e la democrazia non smuove le coscienze popolari. Questo gravissimo silenzio, questa mancanza di massiccia mobilitazione popolare vanno spezzati il prima possibile. I cabli resi noti da Wikileaks svelano verità e retroscena sull’Italia, basti pensare che anche le alte connivenze sul criminale sistema che ha devastato la “Terra dei Fuochi” sono documentate, e sulle vicende internazionali che la coinvolgono a partire dalla guerra in Iraq. Non è quindi accettabile quanto non sta accadendo. La sua situazione è simbolo della cancellazione delle libertà fondamentali e dei diritti umani fondamentali in questa nostra epoca, come ha affermato il regista e giornalista britannico John Pilger secondo cui se non si smuoveranno tutte le vere coscienze democratiche prima o poi ci sveglieremo “sotto il silenzio di un nuovo tipo di tirannia” perché “il pericolo per Julian Assange può facilmente estendersi ai redattori di molti altri giornali e media che hanno pubblicato rivelazioni di WikiLeaks sulle bugie e sui crimini dei nostri governi”.

Assange rischia l’estradizione negli USA dove potrebbe essere condannato alla pena di morte. Ma già adesso si sono levati forti denunce sul suo stato di salute, sulle torture che subisce quotidianamente e il pericolo che possa morire. Già nell’estate scorsa il relatore speciale ONU sulla tortura Nils Melzer ha denunciato che le restrizioni a cui Assange è costretto “compromettono seriamente la sua capacità di prepararsi in modo adeguato ai numerosi e complessi casi legali che lo attendono” e un gravissimo deterioramento della sua salute. A settembre la madre ha denunciato un “lento e crudele assassinio” del fondatore di Wikileaks.  Due mesi fa nuove denunce sono arrivate dal relatore Onu sulla tortura Melzer. Dopo aver visitato Assange in prigione ha dichiarato di essere giunto alla conclusione che “è stato sottoposto a torture psicologiche per un periodo prolungato” e ha chiesto di “alleviare la pressione esercitata su di lui, e soprattutto rispettare il suo diritto a un giusto processo che, dal mio punto di vista, è stato sistematicamente violato”.  Denunce ribadite nei giorni scorsi soprattutto nei confronti del Regno Unito, accusato di “totale disprezzo per i diritti e l’integrità del signor Assange” e che “l’accesso di Assange a consulenti legali e documenti è stato gravemente ostacolato, minando in tal modo efficace il suo diritto fondamentale di preparare la sua difesa” con palesi e persistenti arbitrarietà. Melzer ha definito la situazione di Assange “un esempio preoccupante, che è ulteriormente rafforzato dal recente rifiuto del governo di condurre l’indagine giudiziaria tanto attesa sul coinvolgimento britannico nel programma di tortura e consegna della CIA”. Sollevando la questione che gli stanno facendo “pagare il prezzo per aver denunciato una grave cattiva condotta governativa, inclusi presunti crimini di guerra e corruzione”. Se presto non verrà allievata la disumana situazione del fondatore di Wikileaks e la continua esposizione ad abusi e arbitrarietà potrebbe presto morire la conclusione di Melzer.

Azione Civile e il suo fondatore Antonio Ingroia