Italia: tra corruzione e raccomandazione

Per i governi che da decenni si sono alternati con uno scellerato bipolarismo partitico la lotta alla corruzione non è mai stata una priorità.

La corruzione soprattutto nell’ambito statale è una piaga che affligge moltissimi Paesi. Transparency International ha redatto una classifica dei Paesi più corrotti del mondo.

Il nostro Paese come sempre è al centro di accese polemiche riguardo l’onestà della sua classe politica e dei suoi dipendenti pubblici, nell’ultima rilevazione datata 2018 si è posizionata al 53° posto.

Un risultato che deve far riflettere l’intera classe politica che spesso ha i paraocchi verso un fenomeno scontato come la corruzione nella pubblica amministrazione, un fenomeno diffuso a macchia d’olio in ogni angolo del Paese.

La domanda da porre alla classe politica e in particolare al nuovo governo formato dal M5S e PD è: Cosa farete di concreto per combattere la corruzione?

Il Movimento Cinque Stelle è stato l’alfiere dell’anticorruzione, l’ideatore dello spazzacorrotti, ma insieme alla Lega ha approvato una riforma del Codice degli Appalti, che aumenta i rischi di corruzione e diminuisce la possibilità di controllo sulle gare pubbliche.

Questo per sottolineare che alleanze innaturali come quella, con la Lega prima e il PD ora,  portano ad una totale confusione del proprio manifesto di intenti.  

Proprio il PD negli ultimi anni ha visto molti esponenti anche di spicco indagati o rinviati a giudizio, ad Aprile 2019 sono salite a cinque le regioni travolte da inchieste a carico di dirigenti locali e governatori del Partito Democratico.

La corruzione è un fenomeno che nel ventennio del Berlusconismo ha implementato i tentacoli sulla pubblica amministrazione in maniera quasi esponenziale.

Purtroppo dobbiamo constatare che la situazione attuale non è poi molto diversa da quella di vent’anni fa: le indagini per corruzione sono all’ordine del giorno, dalla pubblica amministrazione ai vertici politici, nessuno in questo Paese sembra aver sviluppato gli anticorpi a questa malattia che affligge la nostra società.

Azione Civile pensa con determinazione che l’unico modo per tirare fuori il Paese dal pantano economico e morale in cui giace sia quello di una lotta immediata e concreta alla corruzione.

Va sicuramente migliorato l’istituto della confisca dei beni, in modo tale che colpisca i corrotti con la stessa durezza che si usa per il sistema mafioso. Con le risorse derivanti dalla vendita dei beni sequestrati, lo Stato italiano può recuperare le spese necessarie a migliorare il sistema della giustizia, rendendolo più efficiente e veloce; un altro punto da prendere in considerazione è quello di estendere effettivamente il reato di corruzione anche ai privati.

Rita Levi Montalcini diceva “Spero che anche in Italia torni a essere premiata la meritocrazia. Non mi stancherò mai di dirlo, ma è l’unica strada per migliorare il nostro livello di innovazione e per valorizzare la ricerca”

La meritocrazia, e con essa le riforme che dovrebbero promuoverla, è da diverso tempo lontana dal dibattito politico e culturale.

Secondo i sondaggi e le analisi degli esperti, siamo ancora ultimi in Europa per meritocrazia. Un Paese il nostro che va avanti  con la raccomandazione.

L’81 per cento degli italiani è convinta che per la carriera servono amicizie e non merito, un dato allarmante che la politica non può più ignorare.

Oltre che un disagio morale, la mancanza di meritocrazia nella nostra società blocca il suo ascensore sociale. Questo significa che il figlio del contadino o dell’operaio, anche studiando con profitto, fatica a trovare un posto da impiegato o da libero professionista. Stiamo tornando all’epoca in cui i figli dei dottori facevano i medici e i figli degli operai finivano in catena di montaggio.

Infatti L’Italia risulta penultima nella redistribuzione delle opportunità, poco merito significa stipendi e guadagni meno consistenti.

 La fuga degli italiani all’estero, ormai milioni, scoraggiati da questo clima di raccomandazione, non riguarda solo i meno preparati, ma al contrario riguarda quelli che hanno studiato con migliori risultati e i migliori master. In pratica il nostro Paese forma forza lavoro di grande qualità con i soldi dei contribuenti italiani, per poi perderla a vantaggio dei paesi stranieri.

Secondo una ricerca del Censis la raccomandazione elevata a metodo (4 milioni e 200mila cittadini sono ricorsi alla raccomandazione, nell’ultimo anno, per accelerare una pratica nella pubblica amministrazione), rischia di premiare i meno capaci, che non hanno bisogno di emigrare perché grazie alle “spinte” sulle quali possono contare hanno costruito il loro futuro.

Azione Civile è fermamente contro l’impoverimento del capitale umano!

Sicuramente occorre un governo determinato e unanime sulla risoluzione del problema, ma per modificare questo triste scenario bisogna combattere in primo luogo una battaglia culturale.

Cosa che l’esecutivo di Renzi ad esempio non ha mai fatto, cosi come anche il penultimo governo giallo-verde, da cui si aspettava più coraggio nell’affermare il merito all’interno della pubblica amministrazione.

Pochi anni fa è nato infatti il «meritometro», uno strumento quanto più oggettivo possibile per misurare il grado di meritocrazia in Italia e non solo.

 I risultati del “Meritometro” mostrano con grande chiarezza un deficit dell’Italia su tutti i fattori presi in considerazione dall’indicatore, segnalando una fase di stallo da cui non riusciamo a muoverci dal 2014 ad oggi.

L’Italia deve tornare a essere esempio di meritocrazia, deve tornare a credere nei giovani che investono ingenti risorse e sacrifici negli studi, deve tornare a premiare chi merita per capacità personali e punire la corruzione e la raccomandazione su tutti i i livelli.

Azione Civile è contro le disuguaglianze, osteggiando un sistema  che da tempo ha smesso di essere motore di emancipazione e mobilità sociale.

Azione Civile