Ergastolo: Ingroia, “sentenza errata, Cosa nostra non è partito da cui si entra e si esce”

Palermo, 23 ott. (Adnkronos) – (di Rossana Locastro) – “Dalla mafia non si entra e si esce come se fosse un partito politico. Il patto di sangue è a vita. Come ci ha insegnato Falcone, da Cosa nostra non si va via se non in due modi: morti ammazzati o collaborando con la giustizia e chiedendo allo Stato protezione perché nel momento in cui si esce dalle fila di Cosa nostra si è condannati a morte”. A dirlo all’Adnkronos è Antonio Ingroia, ex magistrato palermitano, oggi avvocato e fondatore del movimento ‘Azione civile’. Ecco perché per l’ex pm del processo trattativa Stato-mafia la sentenza della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo è “errata” perché “pretende di applicare una norma generale a un caso specifico e speciale che non si può sottoporre a quel principio generale”.

Insomma, è la tesi di Ingroia, “concettualmente è impossibile una vera e propria rieducazione e risocializzazione dell’ergastolano con delitti di mafia. Si tratta di uomini che si sono resi responsabili di omicidi e stragi, che hanno stretto un patto di sangue con la mafia. Occorre, allora, partire dal presupposto che, nel caso delle organizzazioni mafiose in senso stretto, non è concepibile che un ergastolano abbandoni Cosa nostra”. Quindi, come è stato “un errore snaturare il 41bis e applicarlo ad altri casi, come il terrorismo, che non c’entrano niente con la mafia”, allo stesso modo per l’ex magistrato è sbagliato cancellare l’ergastolo ostativo. “E’ lo stesso errore che hanno commesso i giudici europei – avverte -, ma in quel caso forse è più perdonabile perché l’Europa probabilmente non conosce bene cosa sia la mafia. In Italia, invece, dovremmo saperlo da qualche decennio”.