Giovani e lavoro: le proposte di Azione Civile per non negare più il futuro

Il lavoro è diritto di tutti e deve tradursi in programmi di occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori, in condizioni di pari opportunità al fine di restituire dignità alla persona.

L’assenza dello Stato e della politica dai settori strategici per lo sviluppo è pesante e tangibile; noi pensiamo che ogni persona, sia uomo che donna, abbia il diritto/dovere di trovare un lavoro che gli permetta di realizzarsi e mantenersi.

Il parlamento deve intervenire per ridare dignità alle persone nello spirito della Costituzione. Già nel primo articolo della Carta Costituzionale si parla di lavoro come fondamento della Repubblica, All’art. 4 si configura il lavoro come diritto del cittadino.

In questi anni i governi che si sono succeduti hanno continuato a “schiacciare” le giovani generazioni, sono aumentati i lavoratori con contratti a termine, che vivono quindi in una condizione di maggiore instabilità rispetto al proprio posto di lavoro; è peggiorata la stessa situazione lavorativa dei giovani, che registrano livelli di occupazione inferiori a quelli dei lavoratori anziani e c’è una preoccupante percentuale di  ragazzi che non studiano e non lavorano.

E’ tempo che la politica torni a occuparsi di lavoro e politiche giovanili, Azione Civile promuove una politica volta al bene comune, capace di difendere e attuare la nostra Costituzione. Alleghiamo a questo comunicato un documento con nostre proposte concrete sul tema.

Azione Civile

DOCUMENTO INTEGRALE CON LE NOSTRE PROPOSTE CONCRETE

In questi ultimi anni c’è stata una vera e propria disaffezione per la politica.

Oggi addirittura è diventato difficile parlare di politica con i ragazzi che associano questa parola al malessere che li affligge.

In un momento di crisi della società e della politica c’è bisogno di un decisivo rinnovamento che riporti la politica ad essere servizio al bene comune con la sobrietà e lo spirito di sacrificio che questo richiede.

Le nuove generazioni devono lottare ogni giorno contro diversi fattori che rendono sempre più complesse le loro condizioni sociali.

Manca una classe politica stabile,affidabile e capace, le istituzioni appaiono ai giovani sempre più distanti e incapaci di risolvere i loro problemi, questi fattori portano ad un totale distaccamento dalla vita politica.

Eppure i giovani cercano di trovare un modo per cambiare le cose, un modo per far sentire la propria voce, quindi l’astensionismo diventa un vero e proprio strumento di protesta verso questo sistema politico attuale.

Come fare quindi a restituire fiducia ai giovani, a far si che la loro voce non sia solo ascoltata, ma sia presa in seria considerazione?

Un passo importante è certamente quello di finirla con gli slogan elettorali che non portano in nessuna direzione, ci vogliono azioni concrete, attuabili e attinenti alle loro problematiche.

I giovani che portano avanti degli ideali politici sono pochi oggigiorno e sono pochi i leader di partito e movimenti che ascoltano la loro voce, prendendo in considerazione le loro proposte attraverso le loro esperienze.

Lo scetticismo regna a causa della profonda crisi morale in cui imperversa il Paese, gli scandali, le promesse non mantenute sono solo alcuni fattori che allontanano i giovani dalla politica.

Il miglior modo di affrontare le politiche giovanili èquello di analizzare in tutti i suoi fattori le problematiche che le giovani generazioni devono affrontare.

La più importante riguarda certamente il lavoro e l’occupazione, un giovane senza occupazione non può costruirsi un futuro perché si trova nell’impossibilità di farsi una posizione sociale e di costruirsi una famiglia.

La forte disoccupazione giovanile è in parte causata dalla scarsa capacità politica dei governi che si sono succeduti e dalla forte crisi economica senza precedenti.

Quando i giovani sono disoccupati o vivono nella povertà è difficile che diventino cittadini attivi, rischiano invece di trovarsi tra i membri più emarginati della società.

Le regioni e gli enti locali dovrebbero, in associazione con i giovani disoccupati, inoccupati e con chi vive in situazioni di precarietà lavorativa, elaborare delle idee e dei programmi volti al cambiamento contro le cause di questo fenomeno dilagante.

Attraverso i sindacati, i centri di formazione professionale, gli uffici di collocamento e le organizzazioni giovanili, bisognasostenere la creazione di imprese e di cooperative, fornendo loro dei finanziamenti ed una adeguata formazione attraverso delle consulenze fornite da professionisti del settore.

I giovani non vogliono vivere di assistenzialismo, ma entrare nel mondo del lavoro attraverso politiche mirate e finalizzate all’assunzione.

Nel nostro Paese il lavoro viene tassato con criteri sproporzionati,abbiamo il tasso di occupazione delle donne al penultimo posto in Europa.

È una vera e propria anomalia così come i costi dei contributi che il datore di lavoro deve versare nel nostro Paese, che sono nettamente più alti rispetto a quelli che si versano negli altri Paesi europei.

Vanno attuate politiche capaci di ridurre i costi del lavoro a carico delle imprese e dei dipendenti, a partire dalla detassazione degli stipendi. Un lavoratore deve costare all’ azienda di meno e al tempo stesso deve portare a casa più denaro.

Abbattere il costo dell’IRAP per i lavoratori vorrebbe dire aumentare la loro disponibilità economica, una boccata di ossigeno per le tante famiglie che non riescono a finire il mese.

Va diminuita la tassazione a carico delle imprese, rendendole competitive e in grado di confrontarsi con il mercato europeo. L’ossatura dell’economia e della società italiana sono proprio le piccole e medie imprese. Aiutare gli imprenditori a lanciare nuove attività significa aiutare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Un piano straordinario per l’occupazione dei giovani deve ripartire attraverso questi punti:

• Incentivazione e finanziamenti per gli stage di formazione, tutelando i neolaureati ed impedendo alle aziende di operare un processo di “riciclo stagisti” incrementando l’assunzione degli stessi.

•Tirocini di formazione in azienda, con borse lavoro rivolte ai giovani con meno di 35 anni e adulti con più di 45 anni.

• Ripristino dell’Art.18 e reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa.Puntare sempre più sui contratti a tempo indeterminato, la lotta alla precarietà ed alle delocalizzazioni che creano disoccupazione, fragilità e incertezza sociali, mettendo a rischio sempre più i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

• Restituire dignità al progetto dell’alternanza scuola/lavoro. Nato per unire formazione teorica e attività pratiche, si trova oggi in seria difficoltà dal momento che non garantisce un corretto inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Allo stato attuale gli studenti devono spesso svolgere attività totalmente distanti dal loro percorso di studi.

• Un serio controllo territoriale da parte degli organi preposti al controllo sul lavoro e sulle aziende.

A tutela dei dipendenti che lavorano un numero di ore superiore al loro contratto.

  • L’equità e giustizia fiscale sono la madre di tutte le battaglie, anche di quella per il lavoro. Occorre pertanto partire da un semplice assunto: FAR PAGARE LE TASSE A TUTTI. Partendo dal rispetto di quanto previsto dall’art. 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. In quest’ottica si potrebbe prevedere la possibilità di consentire a tutti i cittadini di includere in dichiarazione ogni spesa effettuata, pagando le tasse ovviamente sul netto risultante. In osservanza del criterio di progressività e del rispetto dei sacrosanti principi di giustizia e lotta alle disuguaglianze sociali ed economica va rigettata ogni ipotesi di “tassa piatta”. E’ necessario e doveroso invece, così come prevede l’articolo 53 della Costituzione e il principio di solidarietà, anch’esso contemplato dalla nostra Carta Costituzionale, ripristinare e potenziare la progressività del sistema fiscale.
  • In Italia abbiamo ca 400 Mld di euro tra evasione ed economie illegali (alcune stime superano i 500 Mld!), che se recuperati possono trasformarsi in incentivi all’economia, inclusi quelli fiscali, in investimenti e spesa pubblica (essa, produttiva o meno, incrementa sempre l’occupazione), in investimenti socio-economici, nella generazione di nuove economie etc. Sul fronte della repressione è necessaria una riforma in direzione opposta a quella percorsa negli ultimi 30 anni: incremento delle pene agli evasori e ripristino delle misure contro l’evasione e l’elusione delle aziende.
  • Rigenerazione dei Centri per l’Impiego: centralizzazione nazionale, normativa che obblighi le aziende ad utilizzarli (anche se in forme non esclusive con casistiche mirate) per ogni esigenza di personale. I centri vanno potenziati come personale (almeno 10 volte rispetto all’organico attuale e  dotati di strumenti informatici adeguati e messi ‘in rete’ tra loro, la Pa e le aziende.
  • aumentare e migliorare le misure di incentivo per imprese giovanili, di disoccupati, di lavoratori ‘riconvertiti’ o da convertire etc., legati all’economia circolare e ai settori a maggiore impatto sul ns territorio -arte, cultura, ambiente, paesaggio, agricoltura e agroalimentare

Sono tanti i giovani che in cerca di lavoro si vedono chiudere la porta in faccia perché non hanno, secondo le aziende, maturato un’ esperienza sul campo.

Come possono i giovani maturare un’esperienza lavorativa se non hanno possibilità di crearsela? Questo controsenso va estirpato attraverso politiche del lavoro che mettano al centro il disoccupato e l’inoccupato.

Un’altra realtà drammatica è quella di tanti cittadini che dopo anni di lavoro si ritrovano senza più un’occupazione, in questo caso hanno maturato un’esperienza lavorativa, ma a causa di determinati criteri di età non trovano aziende capaci di assumerli.

Lo Stato deve tutelare queste persone, non può e non deve lasciarle sole.

Per questo si devono trovare soluzioni idonee ed adeguate per abbattere queste disuguaglianze sociali; pertanto vanno analizzate le cause delle disparità in modo che ci si attivi per rimuovere gli ostacoli di natura culturale ed economica che le causano.

Noi di Azione Civile pensiamo che una seria analisi e riflessione sul tema del lavoro debba necessariamente partire da un’attenta discussione sui fattori che hanno portato i giovani a vivere in un mercato del lavoro sempre più flessibile e precario. Oggi i tipi di contratto più diffusi rappresentano forme di velato sfruttamento che non danno ai giovani nessuna garanzia sul proprio futuro, spesso sono costretti a svolgere lavori a bassa specializzazione o a emigrare all’estero alla ricerca di stimoli e gratificazioni. 

La chiusura delle grandi industrie ha lasciato un vuoto occupazionale che ancora non è stato colmato dai timorosi tentativi di sviluppo basati sul turismo e sui beni culturali. Occorre ripensare l’intero sistema occupazionale e progettarlo in modo da poter creare uno sviluppo crescente, e continuo, che dia ai giovani la sicurezza di poter investire le proprie competenze acquisite, con enormi sacrifici da parte delle famiglie, nel proprio territorio.

La valorizzazione degli immensi patrimoni ambientali e culturali attraverso sistemi turistici locali può dare ai giovani la possibilità di essere protagonisti nelle proprie realtà territoriali. 

L’incertezza verso il futuro e la scarsa occupazione, abbinate allo scarso interesse delle istituzioni, creano disagio sociale. Bisogna indirizzare le province e i comuni a sfruttare meglio le proprie capacità in materia di politiche giovanili e socio-assistenziale.

Un popolo che non investe nella formazione dei suoi giovani è un popolo destinato a restare indietro rispetto agli altri.

Azione Civile ritiene che sia fondamentale fare un discorso integrato che riguardi i problemi di lavoro,università, scuola e formazione. 

Non si possono trascurare i temi del sapere e della conoscenza.

Le scuole italiane, fiore all’occhiello del nostro Paese, si trovano in uno stato di frammentazione con istituti di eccellenza nei centri più grossi e scuole di più basso livello nei piccoli e medi comuni di provincia. Pertanto vanno analizzate le cause delle disparità in modo che ci si attivi per rimuovere gli ostacoli di natura culturale ed economica che le causano.

Al centro dei nostri obiettivi concreti deve esserci quello di una efficace e incisiva rappresentanza degli studenti, attraverso rappresentanti di Istituto e di Consulta.

In questi ultimi anni il mondo della scuola è stato preso in considerazione dai media per ragioni non positive quali: bullismo, violenze, disagi, suicidi, che hanno fatto nascere nell’opinione pubblica l’immagine di un’intera generazione di studenti senza ideali e prospettive.

La scuola italiana nel favorire l’uguaglianza all’interno del percorso formativo si trova indietro rispetto alle scuole europee.

Noi vorremo una Scuola capace di appianare le disuguaglianze, promuovendo le differenze e valorizzandole. Una Scuola che si rispecchi nel diritto allo studio come sancito dall’articolo 3 della Costituzione; una Scuola solidale e civile, che affronti il tema degli studenti diversamente abili, una scuola aperta, stimolante e coinvolgente, che formi cittadini attivi e consapevoli.

Facciamoci promotori di cultura giovanile, incentivando lo sviluppo della creatività studentesca e la sua valorizzazione.

Diamo aiuto e spazio a quei soggetti capaci di inventare e di fare arte, siano essi gruppi musicali, artisti, attori.

La lotta alla mafia e il tema della legalità, devono avere la loro priorità non solo nel meridione, i giovani devono percepire innanzitutto la rilevanza nazionale di queste tematiche, scoprire come le infiltrazioni mafiose e l’illegalità siano diffuse su tutto il territorio italiano. Attraverso giornate di mobilitazione, Carovane Antimafia e giornate dedicate al ricordo delle vittime della mafia, in difesa dei valori dell’antifascismo, della memoria storica e della Costituzione.

Anche in campo universitario le azioni prioritarie da intraprendere devono essere orientate alla tutela e al rafforzamento del diritto allo studio.

 Le istituzioni devono lavorare ad un piano di diritto allo studio, al reperimento e alla distribuzione di risorse e servizi tra gli studenti universitari, ponendoli in condizione di potersi formare ad alti livelli e di poter tornare nei propri territori d’origine a spendere le conoscenze acquisite.

Un sistema formativo pubblico, aperto e laico in grado di garantire possibilità di successo a chiunque, indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche, rappresenta la condizione necessaria e indispensabile per lo sviluppo di un sistema sociale nel quale ad ognuno siano garantite le possibilità di perseguire un proprio autonomo progetto di vita.

Azione Civile è per la difesa della laicità a tutti i livelli, con particolare attenzione al mondo della ricerca scientifica e del riconoscimento dei diritti civili che continuamente vengono messi in discussione in maniera preoccupante. Partendo dalla questione morale è necessario sviluppare una critica costruttiva che porti ad un nuovo modo di vivere la politica, intesa come “azione” volta al bene comune e che coinvolga coloro che non si sono mai avvicinati ad essa per paura o per disillusione.

I giovani sono l’unica  linfa vitale di questo nostro Paese, c’è bisogno di una svolta radicale in loro favore, solo così si potrà restituire all’Italia la speranza per un futuro migliore.

Azione Civile vuole dare voce ai tanti giovani che vogliono potersi costruire un futuro, non solo di speranza ma di fatti concreti, attraverso politiche a tutela dei giovani, capace di avvicinarli alla vita politica e alle istituzioni, assottigliando il divario tra cittadino e pubblica amministrazione, restituendo a tutti loro la fiducia e la dignità che meritano.